I massaggi ai piedi sono ormai da qualche tempo tra i trattamenti più richiesti in salone: c’entrano la volontà di apparire curati e in ordine in tutte le stagioni e a prescindere dall’essere uomo o donna, ma anche il potente effetto rilassante che aver massaggiati i piedi ha su molte persone e i benefici ampiamente riconosciuti su tono muscolare, circolazione, drenaggio dei liquidi. C’è una tecnica, in particolare, che sta riscuotendo sempre più successo: quella della riflessologia plantare. Scopriamo insieme di cosa si tratta e come introdurla in salone.
Massaggio riflessogeno del piede: cos’è e che benefici ha
Praticata da millenni e studiata fin dagli inizi del Novecento, la riflessologia plantare si basa sull’assunto che la pianta del piede sia un’importante area riflessogena: ricca di terminazioni nervose (oltre settemila) sarebbe capace, cioè, di far fluire l’energia da e verso altri organi del corpo secondo una mappa ben precisa. Le dita dei piedi sarebbero connesse con la testa e il collo, per esempio, mentre dai metatarsi in poi la corrispondenza sarebbe con addome e torace e la parte finale del piede risulterebbe in connessione con la zona pelvica.
Intervenendo con movimenti del pollice e altre manovre apposite, l’operatore esperto di riflessologia plantare è in grado di ristabilire l’equilibrio energetico – evidentemente – perduto e dare sollievo a sintomi come mal di testa, mal di schiena, infiammazione cervicale, mal di denti tra i numerosi altri.
I punti da manipolare, con quali tecniche, per quanto tempo sono aspetti che si imparano in corsi ad hoc come i corsi di massaggi professionali Artecorpo a Torino, Milano, Genova e altre città italiane.
Riflessologia plantare: come e perché proporla in salone
Qui basti sapere che per aggiungere il massaggio riflessogeno del piede al catalogo dei trattamenti offerti nel proprio salone basta disporre di una stanza dedicata, un lettino e un operatore specializzato appunto.
Al contrario di altre tecniche di massaggio podalico, infatti, la riflessologia plantare non richiede pediluvi preventivi o l’uso di oli e creme. È molto importante, anzi, che all’inizio della seduta il piede sia pulito e asciutto in modo da dare la possibilità all’operatore di individuare, massaggiandolo, zone dove le tensioni muscolari o le rigidità sono più evidenti e dov’è prioritario intervenire.
La prima fase di una seduta è proprio una fase esplorativa in cui l’operatore usa il tatto e tutti gli altri sensi per capire cosa il piede sta raccontando della salute del cliente. Nella fase successiva il massaggiatore esperto di riflessologia plantare mette in campo una serie di tecniche – di rilassamento, di rotazione e mobilitazione, di aggancio e rientro, di digitopressione, eccetera – che hanno come obiettivo finale riequilibrare i flussi energetici della persona sul lettino. Persona che, in genere già dopo la prima seduta, riferisce miglioramento dei sintomi per cui aveva scelto il trattamento oltre che un maggiore senso di rilassamento.
Non va dimenticato del resto, quando si valuta se aggiungere la riflessologia plantare al catalogo del proprio salone, che esercitare pressione sui punti giusti del piede è anche il miglior modo di sciogliere le tensioni accumulate durante la giornata, per via di impegni lavorativi e personali o di altre condizioni che generano stress e ansia e che le persone sono oggi sempre più interessate ad approcci olistici al proprio benessere.
