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Ibernazione umana: cos’è, significato, situazione in Italia e risveglio

ibernazione

A qualcuno sembra ancora fantascienza, eppure l’ibernazione potrebbe presto diventare una realtà a portata di tutti. Scopriamo cos’è l’ibernazione umana e qual è il suo significato per l’Umanità.

Dai libri di fantascienza ai film fino ai cartoni animati: il tema dell’ibernazione è entrato nell’immaginario collettivo come qualcosa di possibile in un futuro lontano anni luce.

In realtà l’ibernazione è molto più vicina di quanto si possa immaginare, considerando che uno dei primi tentativi è avvenuto nel 1967.

Ibernazione: cos’è e significato

Per ibernazione  si intende la conservazione del corpo a temperature basse in grado di farlo entrare in uno stato di quiescenza. Possiamo considerare la parola “ibernazione” come sinonimo di “cadere in letargo”.

La scienza prende spunto dal processo naturale di ibernazione degli animali a sangue caldo (es. scoiattoli e orsi) necessario a ridurre le attività vitali e quindi il consumo energetico.

La cosiddetta ibernazione artificiale, consistente nell’abbassamento della temperatura al di sotto dei 35 gradi, viene usata dal personale medico su interventi durante i quali il cuore deve restare fermo.

In questi casi, l’ipotermia terapeutica previene i danni cellulari e le complicanze che potrebbero portare alla morte e favorisce la guarigione. La sua durata? Dalle 12 alle 72 ore.

Ibernazione umana post-mortem

L’ibernazione umana post-mortem alla quale si aspira potrebbe cambiare il destino degli uomini: quelli che attendono la cura per una malattia incurabile. Più che altro si può parlare di crioconservazione.

L’idea è conservare il corpo di una persona dopo il suo decesso in attesa che in un futuro non troppo lontano vengano elaborate tecnologie in grado di riportarlo alla vita e curarlo.

La temperatura non viene abbassata fino ai 35 gradi, come nel caso dell’ipotermia terapeutica, ma arriva al di sotto dei -130 gradi.

Inoltre questo tipo di tecnica viene effettuata quando il cuore smette di funzionare, ma non è ancora stata dichiarata la morte cerebrale.

Il personale tecnico si muove per riattivare la respirazione e l’affluenza del sangue nel cervello in modo da garantire l’integrità delle strutture nervose, immerge il corpo in acqua freddissima e lo conserva in un centro apposito.

Il sangue non rischia di congelarsi grazie alla somministrazione di una soluzione endovenosa studiata per vetrificare i liquidi ed evitare la formazione di cristalli di ghiaccio che danneggerebbero le cellule.

Successivamente, il corpo viene sommerso da azoto liquido e tenuto ad una temperatura di -125-130 gradi per le prime 3 ore e, trascorso questo tempo, viene criopreservato a -196 gradi.

Ibernazione umana in Italia

Qual è la situazione dell’ibernazione in Italia? La strada è ancora lunga, visto che non ci sono strutture destinate alla crioconservazione umana, anche se non esistono leggi ad impedimento.

L’Italia non è la sola a non avere centri attivi, considerando che ne esistono soltanto 3 al mondo (uno in Russia e due in America).

Ibernazione umana: risveglio

Sebbene esistano dei centri di crioconservazione e le persone sottoposte a crioconservazione siano oltre 300, non esiste ancora alcuna tecnologia in grado di riportarle in vita.

L’assenza di precedenti, quindi, non ci fornisce prove sull’eventuale risveglio e sulle conseguenze effettive dell’ibernazione dell’uomo post-mortem.

 

Photo cover credits da pixabay.com